Seconda Lettera di Francesca dal Costa Rica

Marzo 2016

Lettera n 2

Carissimi padrini, pura vida!!! Che mese intenso!!! A volte quando tutti mi domandano “come stai? Come sta andando? Io rispondo semplicemente «bene»... Va tutto bene, è un’esperienza molto bella. Quando però mi fermo a pensare, mi rendo conto che la mia è una risposta riduttiva. Ma allo stesso tempo penso che tutto questo sia difficile da spiegare a parole, significherebbe ridurre di molto la presenza che costantemente sento nei miei giorni qui. Per questo, voglio condividere con voi, che mi sostenete nel modo più profondo che possa esistere, alcune righe che penso siano importanti per capire meglio la mia esperienza. «Un fenomeno importante è il sorgere e diffondersi di diverse forme di volontariato. Tale impegno diffuso costituisce per i giovani una scuola di vita che educa alla solidarietà e alla disponibilità a dare non semplicemente qualcosa, ma se stessi. All’anti-cultura della morte che si esprime per esempio nella droga, si contrappone l’amore che non cerca se stesso, ma che, proprio nella disponibilità a perdere se stesso per l’altro si rivela come cultura della vita». (Papa Benedetto XVI) E sono sicura che questa per me è una scuola di vita, da qualsiasi punto di vista. È un’esperienza di vita vivere in comunità, perché non hai in casa la mamma che fa tutto per te e sopporta tutto di te perché sei la figlia. ’E un’esperienza di vita perché ti distacca da quella “classica” di un giovane di 22 anni. ’E un’esperienza di vita perché ti permette di vedere e apprezzare cose così semplici a cui prima non davi molto peso, considerandole “normali”, come gli abbracci di Axess o di un bambino conosciuto da 5 minuti per strada, lo sguardo di una vecchietta, gli abbracci così calorosi delle persone che conosciamo che sembrano quasi abbracci materni. Ma l’esperienza più forte che potessi fare in questi due mesi è stata quella della preghiera, «nella preghiera, siate molto ambiziosi, pieni di audacia e desiderio, perché Egli colma in proporzione alla vostra sete. Che bella sarà la chiesa se il vostro desiderio è intenso». Immaginate la gioia immensa che si prova quando lontano un miglio da quella che è la tua “vita”, ricevi la risposta a quello per cui hai pregato intensamente per due mesi. Questo mese per noi è stato un miracolo! La famiglia di cui voglio parlarvi in questa lettera è un miracolo!!! Una delle prime persone che conoscemmo fu una signora che venne alla nostra casa per presentarsi. Dopo una settimana, per caso, vagando per le strade del quartiere ci trovammo davanti alla sua casa. Iniziò così a raccontarci dei suoi problemi passati col marito, delle difficoltà familiari che portarono questi a distaccarsi completamente dalla chiesa e a rompere, in un momento di rabbia, la chitarra che usava per il coro della chiesa. La prima volta che andammo a visitare questa famiglia passammo almeno 3 ore a parlare, a rispondere alle domande che questo uomo ci faceva. E quando arrivò il momento di salutarci ci disse “ mai nessuno è entrato nella mia casa perché mi vergogno ma con voi non ho avuto questo problema”. Subito fu chiaro il desiderio che questa famiglia aveva di conoscerci, ma non come persone dello stesso quartiere, di conoscere a fondo la nostra vita e la nostra “missione”. Tornammo a casa loro con una chitarra, che emozione quando cominciò a suonare, gli occhi lucidi di questa coppia erano da brivido!! E ogni nostro incontro è fatto da mille domande di quest’uomo, ma non domande del tipo “come stai?”, domande così profonde a cui spesso non sappiamo rispondere e lui, con molta tranquillità, ci dice:” bene, avete tempo per pensarci e poi mi rispondete!!! Come vi ho già detto, subito questa famiglia si è fidata completamente di noi e, in uno dei nostri incontri, ci raccontarono che il loro figlio si droga da 15 anni chiedendoci, ovviamente, di essere molto discrete su questo argomento. In questo mese, due volte già, questo ragazzo è venuto da noi chiedendoci di aiutarlo, viene a casa, parliamo per ore, fissiamo il giorno in cui possiamo chiamare la comunità che può aiutarlo, ma dopo non ha mai il coraggio di farlo e quando ci incontriamo a stento ci saluta perché si sente mortificato. Ma la gioia più grande sapete qual è?? Quando dopo due anni, la domenica mattina tutta la famiglia viene in chiesa per la messa. Ciò ci fa capire quanto è importante questa amicizia, ma soprattutto quanto questa famiglia si fidi di noi. Ogni settimana andiamo insieme a loro ad un incontro per genitori che hanno figli con lo stesso problema. La settimana scorsa, un’altra famiglia del quartiere ci chiese aiuto per lo stesso motivo. Pensammo quindi di domandare se era bene per loro condividere questo momento con un’altra famiglia(che loro conoscono), visto che ci avevano chiesto di non parlare con nessuno del problema del figlio. Ma, quando domandammo se era possibile l’incontro, la risposta fu:” no, va bene che vengano.” E, quando la nostra prima amica incontrò l’altra signora, l’abbracciò dicendole: "che bello che sei qui.” Che grande donna e che grande famiglia. Sono sicura che ora, nelle vostre preghiere ci sarà posto anche per questi due ragazzi e per le loro famiglie. Vi abbraccio calorosamente.

Francesca