Maria, madre di compassione

Omelia di Padre Guglielmo durante il pellegrinaggio al Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso, 15 settembre 2014

Come ogni anno, avvertiamo la necessità di vivere questo gesto così semplice e, allo stesso modo, così educativo. Si tratta di un gesto che ci permette di entrare nel silenzio della Madonna ed appropriarci lo, per poi consacrarci -noi stessi, e tutto il Movimento Punto Cuore- a Lei.

In che cosa consiste il silenzio della Madonna? Qual è la sostanza di questo silenzio? Perché qui, in questo luogo di apparizione, la Madonna ha scelto di tacere offrendoci il suo silenzio addolorato davanti al suo Figlio consegnato alla morte?

Il contributo della Madonna

Il silenzio della Madonna è prima di tutto il suo contributo. Infatti è nel silenzio che si coniugano le cose essenziali della vita, perché il silenzio è l’atto più nobile dell’essere umano. Non il sotterfugio di silenzio, quella triste impostura, quella fuga nello pseudo-silenzio che ci fa comodo, ma il vero silenzio, quello di pura accoglienza. Il silenzio della Madonna è disponibilità «interrogativa» (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera sul Rosario) e allo stesso tempo adesione a ciò che accade. Questo silenzio è cominciato a Nazareth come prima conseguenza dell’annunzio dell’Angelo. Poi è stato coltivato nella vita di Nazareth per trent’anni fino a essere portato al suo compimento ai piedi della Croce. Infatti il mistero della Redenzione non si coniuga con l’ansia della reattività rumorosa e spesso superficiale. È nel silenzio di Maria che scopriamo l’apice della partecipazione al mistero della Redenzione, il contributo personale e definitivo alla missione e alla persona del Figlio suo.

Condivisione del silenzio del Figlio

Il contributo silenzioso della Madonna è anche condivisione del silenzio proprio del Figlio. Nell’oscurità della Croce e del sepolcro del Sabato Santo, il Figlio tace. Il Suo silenzio è preceduto da un ultimo grido: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato». Maria è introdotta a quest’abbandono del Figlio, a quest’esperienza subbiettiva dell’essere consegnato dal Padre, a questa sostituzione così misteriosa: “si è fatto peccato per noi”, dice San Paolo. Nella consegna di San Giovanni «Ecco il tuo Figlio», Maria, dice Hans Urs von Balthasar, sperimenta a sua volta l’essere abbandonata nella notte. Il suo silenzio di adesione diventa anche condivisione libera di questa derelizione del Figlio:

«Il sì del Figlio nella morte corrisponde al no del padre; il sì della madre alla morte del Figlio corrisponde al Suo no: Lei è abbandonata e rinviata per essere unita a colui che è abbandonato e rinviato dal Padre. Il sì di Cristo è maschile: il Cristo ha accettato di portare tutti i peccati e di essere abbandonato davanti a tutti. Il Sì di Maria è femminile: è in comunione alla sua tortura, alla sua scomparsa nella notte. Ella non può che aiutarLo lasciandolo fare, sapendo chi è suo Figlio».(cfr. Hans Urs von Balthasar, Cordula)

Il silenzio di Maria è dunque condivisione del silenzio di Gesù. E questo silenzio del Figlio deriva dal silenzio del Padre, dalla sua «presenza nell’assenza».

L’incoronazione della sua vita spirituale

Spesso ci chiediamo: dove è l’apice della nostra vita interiore? Guardando Maria si capisce che in questo momento della Croce, Lei introduce la Chiesa alla pienezza della vita teologale:

Lei crede: Diceva Charles Peguy, che festeggiamo quest’anno, che la Fede è come una sposa. Maria infatti sposa ciò che accade, mantenendo la lampada della Chiesa accesa.

Lei ama: Come una madre, donando anche la tenerezza e la carità “estremistica", cosi specifiche dell’amore materno.

Lei spera: Come una piccola ragazza, «una bimba insignificante», quella che nonostante tutto non si ferma e prosegue il cammino della vita.

«La fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.
Una madre ardente, ricca di cuore.
O una sorella maggiore che è come una madre.
La speranza è una bambina insignificante.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale».

È in questa speranza che si trova la sostanza del silenzio della Madonna, del suo contributo, della sua condivisione, dell’incoronazione della sua vita interiore. Con la consacrazione a Lei, in questo giorno del suo Stabat, chiediamo anche noi questa compassione della Madonna, questo silenzio ricco di speranza che Charles Peguy ricorda così bene con queste parole, con le quale concluderò la mia omelia:

« Quale non dev’esser la mia grazia
e la forza della mia grazia,
perché questa piccola speranza,
vacillante al soffio del peccato,
tremante a tutti venti,
ansiosa al minimo soffio,
sia cosi invariabile, resta così fedele,
così eretta,
così pura;

E invincibile, e immortale,
impossibile da spegnere;
Come questa fiammella del santuario
che brucia in eterno nella lampada fedele.
Una fiama del santuario
che brucia in eterno nella lampada fedele.
Una fiamma tremolante ha attraversato le profondità dei mondi.
Una fiamma vacillante ha attraversato le profondità delle notti.
Da quella prima volta che la mia grazia è sgorgata per la creazione del mondo.
Da sempre che la mia grazia sgorga per la conservazione del mondo.
Da quella volta che il sangue di mio Figlio è sgorgato per la salvezza del mondo.»

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