Lettera n. 3

Luglio 2016

Carissimi padrini ed amici,

Sabato 18 giugno è finita la fase residenziale in seminario. Dopo aver sostenuto gli esami del secondo semestre, sono tornato al Punto Cuore riprendendo il ritmo normale della comunità: lodi, vespri, rosario comunitario, Adorazione quotidiana, visite agli amici, apostolati. Mi preparo a tutta forza per le GMG di Cracovia alle quali parteciperò con tre ministranti – Irené, Francesco e Filippo - e tre ragazze del gruppo di teatro della parrocchia SS Rosario – Maria, Imma e Giovanna-.

Ci prepariamo studiando insieme, ogni settimana, un discorso pronunciato dai diversi papi che hanno vissuto le GMG. Mi colpisce la serietà di questi giovani che hanno intuito che, oltre al fatto che andremo alla scoperta di un paese, di una cultura, che prenderemo l’aereo, che incontreremo giovani di tutto il mondo... vivremo un “pellegrinaggio interiore” che ci renderà più amici, ci formerà e ci darà più grinta per meglio amare Cristo.

Durante la preparazione degli esami, c’è stato un momento, dove davvero avevo voglia di rinviare gli esami a settembre, di mollare tutto. Immagino che un piccolo momento di sconforto arrivi ad ogni universitario. Mi ha dato tanto, ma tanto sostegno un’amica nostra che quest’anno ha dovuto combattere contro il cancro e che è un grande esempio per me. Dopo le chemioterapie, mai si riposava. Anzi, al suo ritorno dall’ospedale subito iniziava a cucinare la cena, a stirare, a far sì che i suoi due figli non sentissero il peso della sua malattia. “Cesare, ciò che mi dà forza è Cristo, è guardare la Croce. Su di essa, Egli si è caricato i nostri numerosi peccati. Chissà quant’era pesante quella Croce che portava, quanto era doloroso l’avere i chiodi conficcati nelle ossa. Lui non si è abbattuto, allora perché io dovrei farlo? Ci sono dei momenti in cui sto’ giù, ma la fede mi aiuta. E poi c’è chi sta peggio di me”.

Mi è stata di grande consolazione anche la mia comunità che in questi ultimi fine settimana mi permetteva di studiare, senza farmene sentire il peso.

Grande aiuto l’ho ricevuto anche da due amici seminaristi, D. e L. che mi hanno sostenuto e aiutato con l’ebraico. A volte, se non osavo bussare alla loro porta, erano loro che venivano a bussare alla mia per studiare insieme. Sono stati fedeli e onesti fino al giorno dell’esame. La loro gratuità nel volermi aiutare mi ha commosso. Sapevo che li rallentavo, ma loro non me ne hanno fatto sentire il peso. Ciò ci ha permesso di conoscerci meglio e, al di là dell’ebraico imparato (!), ho avuto modo di rendere grazie a Dio per il dono della loro vocazione, della nostra amicizia. Entrambi, sono molto impegnati nelle loro rispettive parrocchie, dalle quali, la domenica sera li vedevo ritornare in seminario stanchi per il tirocinio pastorale vissutovi. Stanchi però d’una sana stanchezza, stanchi e contenti d’aver vissuto a pieno ciò che era stato loro proposto. Fa del bene vedere dei ragazzi così! D. e L. mi hanno permesso di guardare il seminario con uno sguardo nuovo. Guardandoli vivere, semplicemente, mi sono di più innamorato di Cristo, Aria che ci fa vivere, pozzo da cui attingere e forza per pronunciare quotidianamente “eccomi”.

“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

Quando leggo un passo del vangelo, quando medito un testo, quando studio le materie, propostemi, ciò che mi aiuta assai, è cercare di rendere concreto ciò che leggo, medito e studio, avendo come riferimento un volto amico. Lo Spirito Santo a volte mi allieta offrendomi un volto così concreto che mi fa vivere in azione di grazia perpetua. Infatti, questo lo sapete bene, l’amicizia è un’esigenza del cuore, è un bisogno della nostra anima. Mi ricordo che mi confessai una volta in Svizzera con un santo prete, Daniel-Ange, fondatore di una comunità che si chiama Jeunesse-Lumiere. Come penitenza mi propose di imparare a memoria le beatitudini e di viverle nel quotidiano. Vi confido che è grazie a dei volti concreti che questo mi è ancora possibile. Scrivendovi mi viene in mente quella citata sopra. E come non pensare a Benedetto? giovane francese che è atterrato a Napoli dopo aver vissuto una prima missione in Cile, desideroso di approfondire la sua amicizia con Dio vivendo un cammino di discernimento proprio nella mia comunità. Siamo stati fratelli di comunità “part-time” poiché lo incontravo solamente i fine settimana. Ciò nonostante, mi ha permesso di vivere un’intensa amicizia con lui. Amicizia vera, bella, donata, sincera, feconda... esagerata! Essa é cresciuta nella coscienza che ci era stata donata. É cresciuta attraverso uno sguardo, attraverso la preghiera, un abbraccio, una visita vissuta insieme, una condivisione, sul dare un giudizio sulle cose vissute.

Grazie a Benedetto, alla sua serietà e profondità nell’occuparsi dei piccoli della squadra di calcio di Punto-Cuore, nelle cose chiestegli dalla comunità, nei momenti condivisi... ho potuto gustare all’esperienza del Mistero. Penso che questa purezza di cuore, a cui ci invita questa beatitudine, intende invitarci a vivere in una serenità interiore, con la buona volontà nel fare le cose, anche le più piccole, come se si facessero alla presenza di Dio. Questa disposizione interiore, questo sguardo vitale, l’ho riscontrato anche in Benedetto. Egli ha vissuto veramente i suoi sette mesi a Napoli con una coscienza che l’ha reso veramente presente, lì dov’era. Ha approfittato al massimo di ogni momento per donarsi, per portare Cristo agli altri. É stato per me un grande appoggio, la spalla forte su cui appoggiarmi e anche quel segno di Dio che mi permette oggi di dire: “Signore, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra”!

Benedetto entrerà in seminario a settembre per iniziare gli studi di filosofia. Lo affido alle vostre preghiere.

Dopo le GMG andrò in Francia per lavorare, per poter sostenere una parte dei miei studi. Non esitate ad affidarmi le vostre intenzioni.

Un abbraccio,

Cesare