Intervista ai due nuovi preti di Punto Cuore

Articolo tradotto dal nuovo blog

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Il 26 giugno sono stati ordinati a Tolone (Francia) 15 nuovi preti. Tra loro, Edouard de Grivel (Isole Mauritius) e Clément Imbert (Francia) sono stati ordinati per il movimento Punto Cuore. In un’intervista reciproca, i due testimoniano questo avvenimento.


Edouard de Grivel: Cosa ti aiuta e ti ha aiutato a diventare prete oggi?
Clément Imbert: In primo luogo la fedele preghiera di mia nonna che ha sempre desiderato un nipote prete. E poi ci sono queste grandi figure sacerdotali che hanno ispirato e accompagnato il mio percorso: San Giovanni il discepolo beneamato, San Damiano di Molokai, San Giovanni Vianney, il beato Giovanni Paolo II prete libero e perfetto. Oltre ai miei amici del cielo, ho la fortuna di avere al mio fianco il volto di numerosi preti che hanno reso questa vocazione evidente e attraente.

Edouard de Grivel: C’è un legame tra i tuoi studi a Scienze Politiche e la tua consacrazione?
CI: A prima vista no, ma è a partire da essi che sono stato nominato rappresentante permanente di Punto Cuore presso l’ONU. Una delle caratteristiche della vita nella Chiesa è di non rinnegare niente. Così tutto ciò che sono, le mie competenze, sono messe al servizio di questa consacrazione. E scopro poco a poco che sono stato misteriosamente preparato ad essa attraverso la mia famiglia, la mia educazione, i miei studi, i mie amici, i miei desideri, i miei interessi, compreso quello di studiare Scienze Politiche.

CI: C’è stato poi un lungo periodo di seminario. Quale è il tuo migliore ricordo di questi anni di formazione al sacerdozio?
EdeG: Le amicizie che ho potuto vivere. Tanto al seminario della mia comunità, gli amici che visitiamo, quanto al seminario dove ho potuto studiare. Piccolo aneddoto: la domenica sera, mentre ritornavamo alle nostre stanze al seminario di Paranà (Argentina) dove alloggiavamo… andavo di corsa a trovare Esteban e per un lungo tempo condividevamo le scoperte e gli incontri fatti durante il week-end. Durante questi anni di formazione ogni amicizia profonda mi ha aiutato.

CI: Puoi parlarci di un incontro che ti conferma nella tua vocazione?
EdeG: Posso dire che praticamente ogni giorno in Cile, dove ho vissuto il mio ministero diaconale, le persone incontrate (i malati che visito ogni settimana, le persone anziane, i giovani della parrocchia o dell’università) mi hanno rimesso di fronte alla bellezza e grandezza della mia chiamata. Loro sanno riconoscere la missione del prete e l’aiutano a essere ciò che lui è veramente.

EdeG: Ed eccoti in Austria, un paese europeo. C’è un bisogno particolare in Europa?
CI: mi sembra che molte persone in Europa soffrano di un malessere molto grande. Essi fanno fede solo alla ragione e alla fede, ai governi più che ai governanti. Non c’è altra speranza che nella fortuna, nel potere o… nella pensione. La giustizia è preferita a una beneficenza divenuta sospettosa e l’amore non è altro che un’emozione. Senza fede, senza speranza, senza carità, in una sola parola senza la grazie di Dio, la ricerca di senso diventa come una ferita aperta… credo che c’è bisogno di un balsamo per alleviare questo dolore, della compassione, una presenza.

CI: non è forse un po’ ciò che dice la frase* che è sul nostro appartenere?

* “Capisco sempre di più che ciò che serve, in questa grande diversità di vocazioni nella Chiesa, è avere anche questa eccezionale vocazione, questo apostolato della presenza, per testimoniare la verità, la realtà di Dio, di Dio che non può essere espresso con alcuna parola umana.”

EdeG: Infatti, questa frase pronunciata dal beato Giovanni Paolo II esprime molto bene la missione di Punto Cuore. Al seno della Chiesa, abbiamo un posto particolare: quello di essere una presenza di compassione e un segno di questa Presenza di Dio di cui ogni uomo ha bisogno. E ciò in maniera molto semplice, vivendo al seno di realtà ben diverse: presso i più poveri, in parrocchia, all’università, nelle aziende, la politica o ancora presso gli artisti.


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