Il suo viso é quello dei piú poveri

Messa d’invio, Noyon,
13 Settembre 1997

Cari Volontari, Fratelli e Sorelle amatissimi,

1. «Che cosa Cercate?»

Quel giorno, Andrea e Giovanni erano con il loro maestro, Giovanni il Battista. Ormai da qualche mese forse, avevano accolto il suo messaggio, avevano cominciato a seguire il suo insegamento, avevano imboccato un cammino di conversione. Tuttavia erano assetati di molto di più……avevano un forte presentimento che solo un incontro più imperativo avrebbe potuto colmare le aspirazioni del loro cuore quando, improvvisamente, il Battista indica loro l’Agnello di Dio. Andrea e Giacomo non dicono nulla, ma immediatamente, entrambe sono pervasi dalla certezza che la risposta alla loro attesa è là davanti a loro: è lui. Si lanciano uno sguardo come per dirsi: “affrettiamoci! Forza,andiamo!”
Andrea e Giacomo tremano un pochino. Pensate: questo è uno di quegli incontri che rischiano di scompigliare la loro esistenza. Non osano avvicinarsi troppo – si muovono piuttosto timidamente! – osano appena parlare per non farsi notare dal loro nuovo Maestro – anche se, bruciano dal desiderio di incontrarlo! Improvvisamente – sobbalzano-, il Signore si gira e chiede loro: “ Che cosa cercate? Lo Spirito suggerisce loro questa magnifica risposta: “Maestro, dove abiti?” É come se avessero perso la loro propria casa……. essi cercano il loro vero posto……..

Il Punto-Cuore ha una storia che assomiglia stranamente al Vangelo……Sulle rive del Giordano si trovano assiepati un gran numero di battezzati inerti, come all’uscita dalla Messa delle dieci.
Il Signore cammina discretamente lungo il fiume Giordano quando scopre l’aspirazione di alcuni a seguirlo da più vicino. Ma tra di essi, quanti sono quelli che esitano, quanti i timidi: “lo seguiró? si o no? Non rischio forse di perdere la mia vita? Dove mi condurrà tutto ció? ”Quanti sono anche dissuasi dai ragionamenti dei loro intimi: “sei matto! è pericoloso! Ritroverai un lavoro dopo? E se ti ammali? A che cosa ti servirà donarti cosí? Rimani quindi qui con noi!” E in seguito appena provano a fare qualche passo, ecco Gesù che si gira, taglia corto sulla loro esitazione, e chiede: Che cosa cercate?” E loro, con il cuore che batte forte, rispondono: “Noi abbiamo provato molte cose, abbiamo avuto dei bravi genitori e dei bravi maestri, ma vorremmo venire ad abitare da te. Tutto sommato, ci sembra che che tu sia il solo a poter saziare la sete tormentosa che ci abita.”

2. «Ricordati che non sei solo!»

A ciascuno di coloro che lo seguono, Gesù dona tutti i suoi indirizzi:

  • “ Io abito accanto a voi, nei fratelli con i quali voi condividete l’esistenza quotidiana”. (Giovanni Paolo II, Messaggio ai giovani per le GMG,§4)
  • “ Io abito con tutti coloro che m’invocano senza avermi conosciuto”(§5);
  • “ Io abito tra gli uomini e le donne “che portano il bel nome di cristiani” (§5)
  • “ Abito specialmente nelle vostre parrocchie” (§5);
  • “ Vivo nella Eucarestia” (§7)

Ma siccome è difficile di specificare tutto, il Signore allo stesso tempo dà a ciascuno un indirizzo particolare dove gli dà un appuntamento molto speciale. Agli Amici dei bambini – come pure a molti altri, Egli dona questo indirizzo: “ La mia casa è ovunque un essere umano soffre perchè i suoi diritti sono stati negati, le sue speranze tradite, le sue angosce ignorate” (Giovanni Paolo II op. cit., §4).

Bisogna allora partire come quando si va in pellegrinaggio. E si è felici, partendo di avere l’indirizzo un pó sconcertante di questo Cristo. Avremmo troppo volentieri immaginato che la casa di Dio fosse bella come il palazzo del Re-Sole, che gli uomini abitati da lui fossero coperti di gloria e di medaglie. L’equivoco sarebbe stato facile: troppi si sono sbagliati! Il Cristo in definitiva sembra non aver mai lasciato il Golgota. Ovunque vi sia qualcuno crocifisso, in un modo o nell’altro, nei suoi diritti o nella sua salute, nel suo spirito o nella sua volontà, il Cristo è presente. Si, in tutti quegli uomini che assomigliano appena a degli uomini talmente sono sfigurati dalla sofferenza, Lui è presente, come è presente sotto le specie di questo pane Eucaristico che assomiglia anch’esso appena a del pane.

Il fatto di partire, come ogni atto di fede, porta ad una nuova percezione della realtà. Ormai ció che si percepisce è diverso da quello che si vedeva fino a quel momento. Ció che si vede è ció che prima non si vedeva. Ció che si tocca è ció che prima sfuggiva ai nostri sensi. In altre parole, là dove gli Amici dei bambini vedevano della cifre, essi ora vedono dei cuori; là dove vedevano dei casi, essi vedono ora delle persone; là dove vedevano delle croci, essi ora intravvedono la gloria.

E la loro missione sembra la più bella del mondo: non è forse quella dello Spirito Santo? Giovanni Paolo II la definisce in due punti:

  • essi asciugheranno ogni lacrima:
  • essi ricorderanno a colui che si sente solo che nessuno è mai solo se mette la propria speranza in Dio.

Nei quartieri dove noi abitiamo, molti dei nostri amici piangono. I bambini piangono lacrime, perchè ne hanno ancora. Gli adulti piangono senza, perchè da molto tempo non ne hanno più, o se gliene rimangono ancora, ormai le conservano per le grandi gioie. I nostri amici piangono perchè soffrono. Davanti a loro, gli Amici dei bambini s’inginocchiano; ogni atto di consolazione non comincia forse con un atto di adorazione? Non si precipitano fuori per trovare una soluzione esterna allo sconforto della persona che visitano, essi portano il loro sguardo colmo di tenerezza verso il cuore dei loro nuovi amici, come per fare scaturire, dal profondo del loro dolore, la speranza che li rassicurerà. “Beati coloro che piangono………”

La vera povertà, è quella di non avere amici. Ia più grande disperazione è l’isolamento. I più disoerati fra coloro che ci circondano non sono mai i più affamati., i più sofferenti , i meno istruiti, sono invece i più soli. E il bene più prezioso che si possa offrire loro, è il conforto di una presenza. Nulla sulla terra vale più di una persona che offra la sua amicizia – un’amicizia fedele e vera – ad un’altra persona. “Non avevo amici e tu sei diventato mio amico.” Penso a quell’uomo, Otacilio, che uno di noi un giorno trovó nel nostro quartiere di Lobato in Brasile, coricato su di un’asse, in una specie di capanno da giardino, aperto ai quattro venti. Era stato investito sette anni prima da un’auto e aveva perso l’uso delle gambe. Suo figlio, ubriaco quasi tutte le sere, gli dava da mangiare quando gli pareva, e appena a sufficienza per tenerlo in vita.. E che dire della sua pulizia personale mai fatta, dei suoi vestiti mai cambiati, della compagnia inesistente? Da poco, noi l’abbiamo accolto nella nostra “ Fattoria di Natale” – ( La Fazenda do Natal), una specie di villaggio dove si incontra ogni tipo di povertà povertà, e ogni sorta di abnegazione………..L’amore che viene portato a questo Giobbe dei nostri giorni, l’amore che puó offrire lo trasfigura. Otacilio non assomiglia più a Otacilio.
Da quando esercito il mio sacerdozio ai quattro angoli del mondo sono arrivato a questa conclusione; che il Vangelo si regge su queste parole: “Dio è con te”, ció che Giovanni Paolo esprimeva ai giovani di lingua inglese, a Longchamp, domenica scorsa: “remember you are not alone! ……” E i nostri amici dei bambini sono, in carne e ossa, l’espressione di questa buona novella presso molti che sono malati. Non hanno bisogno di dire nulla. La loro presenza stessa esprime l’essenza del messaggio evangelico che essi vogliono portare: “Dio è con voi. Non abbiate paura!”

3. «Nel cuore della Chiesa, saró l’amore»

In una parola, la missione della Chiesa, è di amare, partendo da coloro che sembrano meno gentili. Come Thérèse de Lisieux, tutti coloro che s’impegnano oggi hanno il cuore colmo di desideri. Essi sanno che il mondo ha dei bisogni enormi e vorrebbero poter fare tutto per soccorrerlo. Essi hanno le idee più generose che si possano immaginare, sognano le azioni più impossibili. Gesù li invita semplicemente a Nazareth, in quel villaggio dove nessuno si aspetta nulla. Non saranno dei grandi missionari……Nel mondo delle organizzazioni umanitarie, essi non saranno dei grandi innovatori.……No, essi saranno soltanto, lo spero, dei grandi innamorati. Essi trasformeranno il mondo non con dei grandi progetti che potrebbero realizzare, ma attraverso tante piccole cose che compiranno con un amore infinito.

Si alzeranno fedelmente all’ora prevista per recarsi in cappella….. Saranno i primi a lavare i piatti...Saranno capaci di trattenere una riflessione che possa ferire…..Essi andranno, a rendere dei servizi sgradevoli senza brontolare. E soprattutto faranno il possibile per costruire l’unità nella loro piccola comunità:
«Da che cosa riconosceranno che siete dei veri discepoli di Cristo? “Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Giov. 13, v.35), sull’esempio del suo amore: un amore gratuito, infinitamente paziente, che non si rifiuta a nessuno(cf. 1 Co 13, 4-7) Sarà la fedeltà a questo comandamento nuovo che sarà la prova della vostra coerenza verso l’annuncio che voi proclamate. Ecco la grande “novità” che puo stupire un mondo infelice ancora lacerato e diviso da violenti conflitti, a volte evidenti e chiari, a volte invece sottili e nascosti. In questo mondo, voi siete chiamati a vivere la fraternità non come un’utopia ma come una reale possibilità; in questa società, voi siete chiamati a costruire da veri missionari di Cristo la civiltà dell’amore» (Giovanni Paolo II, op. cit, §8).

Lo scandalo più grande che possa esistere in una delle nostre case, è che gli Amici dei bambini siano assenti gli uni verso gli altri, che non si ascoltino, che non si sostengano. Se la Chiesa non vive l’amore, se i suoi membri si giudicano e si criticano, che cosa sarà dei poveri? Come potranno incontrare Dio coloro che non lo conoscono? In ultima istanza, le vittime delle nostre divisioni di uomini di Chiesa e della calunnie di cui sono capaci delle associazioni come le nostre, sono sempre i più poveri!

4. La Presenza Eucaristica e la Madre della compassione.

Al centro di ogni Punto-Cuore si trova una Presenza che giustifica, spiega, dona autenticità alla nostra missione: è la Presenza del più povero tra i poveri con il quale, in materia, nessuno puó concorrere, neppure il lebbroso più sfigurato, la donna più maltrattata oppure la persona codannata più ingiustamente. É la Presenza del Sacramento dell’Eucarestia.

Per quanto discreta ella possa essere, per quanto silenziosa e misteriosa, non vi è null’altro che dia un senso all’esistenza del Punto-Cuore fuorchè questo corpo, e questo sangue versato. Si puó dire che il Sacramento dell’Eucarestia è il vero tesoro della nostra esistenza. Il suo “volto di oggetto”, secondo la bella espressione di Maurice Zundel, mette in moto tutti i nostri dubbi circa la sua presenza nei bambini delle fognature, negli straccivendoli delle discariche…..La sua offerta totale al Padre per gli uomini, che esprime cosí bene questo Sacramento, mette in fuga tutte le nostre esitazioni. In questi ultimi giorni, una telefonata anonima mi invitava a chiedere agli Amici dei bambini di donarsi di meno. Come potrebbero fare diversamente quando il Cristo accanto a loro continua a ripetere: “Ho dato tutto. – Non vi è amore più grande che dare la vita per i propri amici. – Colui che non perde la propria vita…..” La sua Presenza è reale, il giorno che noi ci disperiamo dei limiti della nostra presenza, ci ricorda che consolando lui, invisibilmente sono consolati tutti coloro che hanno bisogno di consolazione.
E come siamo grati ai vescovi di tutti i Punto-Cuore di avere compreso che questa Presenza ci era indispensabile e di avercela offerta quasi spontaneamente, anche nei luoghi dove la tradizione non è affatto di lasciare il Sacramento dell’Eucarestia nelle baraccopoli e in una comunità di giovani laici.

Ma se l’Opera Punto-Cuore è per molti versi, legata al mistero eucaristico, essa è anche, in modo sorprendente, legata al mistero,della Madre della compassione. É lei che sceglie gli Amici dei bambini – è lei ad essere principalmente responsabile del reclutamento -, è lei che li forma – è lei la principale responsabile della formazione perchè si tratta di una formazione tutta interiore -, è lei che li manda e li accompagna sui luoghi di missione, e infine è lei che rappresentano presso tutti.
Posso capire che una rivista abbia un giorno chiamato Punto-Cuore una “ONG atipica”, poichè è l’unica ad avere reclutato i suoi dirigenti tra gli abitanti del cielo anzichè tra quelli della terra!

Oh, miei cari Amici dei bambini, cosa posso dirvi di meglio circa la vostra missione che di essere presenti, vicino alle nozze degli uomini come la Madre lo fu a Cana, che di essere là dove il Cristo è agonizzante e appeso alla croce come la Madre era lei stessa sul Golgota.