Compassione: questa parola che brucia ed inebria!

Certi volti nella Chiesa, alcuni ordini religiosi sono immancabilmente attaccati a certe parole, a certi misteri, a certe virtù. Chi dice San Francesco di Sales, ad esempio, dice dolcezza; chi dice Francescanesimo, dice povertà; chi dice S. Massimiliano Kolbe, dice l’Immacolata. Mi piacerebbe che la nostra Opera, così modesta come è, ovunque dove passa, ovunque dove ci si ricorda di lei, evochi, essa anche, una parola: la compassione. E’ infatti la compassione che l’ispira, è la compassione – e specialmente la compassione dei bambini – che la regola, è la compassione il suo fine.

Cari amici dei bambini, tra alcuni giorni o tra alcune settimane sarete in un Punto Cuore. Perché? Per compassione. Vivrete in Comunità. Perché? Per compassione. Passerete lunghe ore a pregare. Perché? Per compassione. Sceglierete di condurre una vita molto semplice, tutta aperta agli altri, tutta dipendente dalla Carta che vi offriamo. Perché? Per compassione. Mi piacerebbe che questa parola abbastanza rara al giorno d’oggi inebri la vostra intelligenza, bruci il vostro cuore, vi dia uno slancio che nulla può fermare. Mi piacerebbe che questa parola da sola facesse sorgere una famiglia immensa di cui sarete gli ambasciatori presso tutti i poveri ed i bambini nel dolore.

Questo moto che vi ispira a dare della vostra vita – a donare la vostra vita – a molti – a tutti – a lasciarvi partire, è in realtà il moto dell’incarnazione e della passione del Signore. Coloro che, in effetti, sono bruciati dalla compassione, sono Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E lo sono perché, dal momento che Dio è il primo a amare, è, in un certo senso, il primo a soffrire, egli è la prima vittima: «Dio che è a l’origine di tutti gli amori, ha scritto Maurizio Zundel, è raggiunto da tutti i dolori umani, e tutte le volte che la vita umana soffre, c’è una ferita nell’amore di Dio.» Dio è interdipendente dall’uomo.

Ed ancora: «La verità, è che Egli è la prima vittima, che Egli è il primo a portare tutti i nostri dolori, a subire tutte le nostre agonie, vivere tutta le nostre morti.» E se soffriamo, questo non dovuto ad un suo difetto. È lacerato dalle nostre sofferenze, e non ce le toglie, perché è impossibile. Tutto ciò che è al di fuori dell’amore è portato nel supplizio della croce, non fisicamente, ma alla croce dell’agonia di cui non possiamo avere idea.

Ed infine, continua lo stesso autore: «Non ci è dato di capire le Persone divine;» nessuno come Dio porta la nostra agonia, è crocifisso dalla nostra morte; nessuna persona come Dio è umiliata dalla nostra debolezza; nessuna persona come Dio ha sete della nostra felicità.

In altre parole, è lui – Dio – il primo amico dei bambini, è lui che, per primo, lasciò la sua casa per andare a vivere in un immenso Punto Cuore e manifestare la sua compassione fino a vivere un’agonia d’amore che abbracciava tutti gli uomini di tutti i tempi.

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Il primo elemento costitutivo dei Punto Cuore, è la preghiera. Ciò può stupire. Nella nostra testa, egli non vi è nulla di più di logico. Esiste una sola passione e compassione che è realmente redentrice, la passione e la compassione di Dio. E tutti le nostre prove d’amore, tutti i nostri sforzi d’amore possono portare frutto soltanto s’e sono immessi nella passione e compassione del Cristo. Più radicalmente: il nostro cuore può bruciare veramente soltanto se è a contatto di quel forno che è il cuore di Cristo, con il quale comunichiamo nel gesto straordinario del mangiare il pane.

Lo sapete bene: non è ripetendo: «Devo amare! Devo amare! Devo amare!» o: «Occorre che li sopporti!», che amerete tutti i compagni di Punto Cuore che Dio vi darà, tutti i piccoli che, alle vostre finestre, rischiano forse di gridare giorno e notte." Consolerete se ricevete lo Spirito di Consolazione, voi rallegrerete se ricevete lo Spirito di gioia, voi allevierete se ricevete lo Spirito di pace. E riceverete tutto ciò soltanto se ogni mattina vi mettete in ginocchio, le mani tese verso il Signore per ricevere un cuore nuovo, un cuore del cielo.

Infine, vi impegnerete a condurre una vita comunitaria. Vi impegnerete a perdonarsi, mai sparlare gli uni degli altri, ma incoraggiarsi, sostenersi. Quello è il modo corretto. Qualsiasi compassione deve per prima cosa esercitarsi nei confronti dei parenti, di qualsiasi parente; dirò anche nei confronti di sé. Altrimenti, si rischia d’essere una bella falsità! Ad abbracciare mille bambini al giorno, a lasciarli incessantemente saltare tra le nostre braccia, ci si confiderebbe rapidamente S. Vincenzo de Paoli o Madre Teresa! La Comunità è là per renderci più realisti: che ne è del perdono? Che ne è della mia capacità di servizio? E non penso un po’ troppo in fretta che sono sempre io a lavare i piatti, tutti i giorni a fare i servizi, sempre io che faccio il primo passo?

Noi vogliamo la vita comunitaria molto familiare, molto semplice, molto disponibile, bisogna amare soprattutto, donare ciò che si ha di migliore. Si rischierebbe troppo facilmente di fuggirla, fuggire con i sogni o le corse con bambini nello slum. Bisogna abbracciarla, occorre agguantarla per la vita. E se, quando rientrerete, alla mia domanda: «Cosa hai imparato a Bangkok?» ", rispondete:" «Ho imparato ad amare coloro che vivevano nel mio stesso Punto Cuore», io sarò ancora più felice poiché saprò allo stesso tempo il vostro amore per Dio sarà cresciuto e che il vostro affetto per i bambini non sarà stato bugiardo.

E inoltre, vi impegnerete a condurre una vita povera, una vita casta, una vita di fedeltà al Vangelo ed alla Carta dell’Opera. Questo non è scontato, ci sarà un combattimento giorno per giorno. Questa non è semplice proposta da parte mia, è una necessità d’amore. Perché? Perché la vostra presenza al Punto Cuore non invita soltanto ad un’azione da parte vostra, a gesti, ad qualche parola gentile ed a bei sorrisi, ma ad un impegno di tutto l’essere. Punto Cuore è un’opera d’amore, creata dall’ amore per l’Amore. E l’amore afferra tutto, l’amore prende tutto, l’amore vero è quello che si identifica, che si dà completamente, che si incarna. In altre parole, amare i poveri consiste prima di tutto nello scegliere di vivere poveri; amare gli esclusi consiste prima di tutto nello scendere con loro nel fango; amare i bambini della strada richiede di raggiungerli là.

Mi ricordo i bambini di Bucaramanga che mi chiedevano perché soggiornavo nelle loro bidonville. Rispondevo loro: «Perché vi amo!» – Come ce lo dimostri? «, chiedevano immediatamente.» "Venendo a vivere da voi." «Ed eccmi in tutte le vie della bidonville per trovarmi un pasto.» Ecco la povertà! Amare i poveri consiste nell’ avere per loro un amore che nulla restringe, che nulla ferma: né il tempo, né mille preoccupazioni; un amore universale. Ed ora il vostro impegno alla castità. Amare i poveri consiste nel vivere in fedeltà la parola di Dio, le Beatitudini, il comandamento dell’amore. Ecco il vostro impegno d’obbedienza alla parola del Signore.

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Una parola dunque: compassione che, poco a poco, metterà ordine nella vostra vita personale, nella vostra vita comunitaria, vi trascinerà avanti e giustificherà il vostro impegno di oggi. Dio ha scelto per voi un’avventura splendida. E se avete oggi l’impressione di lasciare molto, presto avrete l’impressione di ricevere più ancora. E lo strappo di oggi non ha paragone con quello che proverete tra un anno quando vi dovrete lasciare tutti i piccoli visi sorridenti che già vi attendono. Fortunatamente, la compassione di laggiù si vive anche alle nostre porte. E se partite per così lontano, non sarà dopo tutto per scoprire meglio la miseria molto da vicino?

Ah! Questa parola compassione che rende la chiesa bella come Maria: che tesoro!