Cesare, agosto 2014

La prima settimana di luglio abbiamo portato in campo estivo 31 bambini, amici nostri. All’inizio dovevano esserne più di 40 ma poi il giorno J sono spariti. Siamo stati a Mar-Lotthie, un’isola lontana da Dakar quattro ore di bus. I bambini avevano tra i 6 e gli 11 anni. Già poter uscire da Dakar e arrivare nella campagna, (nella savana), è un regalo, poi mangiare a loro fame e poter alloggiare a pochi metri dalla spiaggia è stato per molti di loro un grande regalo. Ancor di più: ricevere l’attenzione dovuta, avere un amico al tuo fianco che è lì, solo affinché tu passi delle belle vacanze, totalmente consacrato a te, questa è una grazia. La mia è stata NDJARKA LOUM. Terzo di quattro figli, Ndiarka passa le sue giornate in strada, quella di Punto Cuore. Sempre, sempre scalzo e con il muco al naso.

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Conosce perfettamente tutte le parolacce, in wolof e in francese. Non sa ne leggere ne scrivere. Non sa quanti anni ha e non consoce altro che la sua strada e quella di Punto cuore. Sua mamma non si occupa tanto di lui e suo padre non l’ho mai visto. Ndiarka è venuto al campo con un pantalone e una maglietta. Ovviamente quelle che egli stesso indossava. Non aveva nemmeno il sapone per lavarsi. Dato che lo conosciamo bene, ma soprattutto perché l’amiamo, avevamo previsto qualcosa per lui grazie a dei doni ricevuti. Allora fin dalla sera stessa, dopo la doccia, l’ho scomparso di crema (così come si vuol fare qui) e l’ho profumato, pulito il naso per l’ennesima volta. Poi, poiché la mia schiena era stanca l’ho messo in piedi sulla tavola rapendo così l’attenzione degli altri piccoli. E piano piano ho fatto finta di guardarlo e di cercare qualcosa. Agitavo qualche sacco qui e la e infine ho messo fuori un pantalone e una maglietta nuova. Una volta indossabili ha anche avuto dei sandali semi-nuovi. Allora tutti gli occhi si sono progettati su di lui, e Ndiarka si è guardato dalla testa ai piedi si è messo le mani in faccia. Per l’emozione tutti gli altri bambini l’hanno applaudito. Ho per un po’ avuto paura di provocare una gelosia generale, invece erano felici per lui. Tutti lo felicitavano. Così piccoli, così saggi e così puri. Oh! I piccoli, i miei maestri. Sono sicuro che non conoscono il nono comandamento lasciatoci da Dio ma lo rispettano alla lettera.

Un altro grande avvenimento é stata la partenza di P. Thibault per il Cile. Infatti dopo quasi 5 anni di presenza in Senegal, molti amici si erano affezionati a lui. I nostri responsabili gli hanno chiesto di riprendere gli studi per fare una licenza canonica. Molti amici sono passati al Punto cuore per manifestargli la loro affezione. Ma le notizie corrono veloci e la nostra terrazza era piena alla sua ultima Messa. All’aeroporto eravamo più di ottanta. E le lacrime non sono mancate.

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P. Thibault è stato per me un vero pilastro per la mia formazione umana e cristiana, un maestro che mi ha fatto piacere seguire. Ci intendiamo bene e ci vogliamo bene. C’è una frase di Don Giussani che gli voglio attribuire: “comprensione di tutti gli aspetti, equilibrio e stabilità nelle soluzioni realizzate, fecondità per il seguito. Ecco qualcuna delle connotazioni dell’umanità che tutte le soluzioni dei nostri problemi devono cercare a riunire”.

Se vuoi leggere tutta la lettera di Cesare, diventa suo padrino o madrina!

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