Cesare - Lettera 08/2011

Agosto 2011

KUYA EDGAR : ogni vita e’ un miracolo vivente ! Una volta al mese, grazie ad un permesso speciale della diocesi, tutta la comunità si reca alla prigione di Montilupa, nel braccio della morte, ribattezzato oggi «maximum security compound» è infatti un’enorme villaggio dove una chiesa, una moschea, delle sette, un piccolo ospedale, un atelier d’arte, tanti piccoli ristoranti, un sarto, una piazza, un campo da tennis, un fotografo, una panetteria ed una scuola, occupano le giornate di dodicimila uomini-prigionieri che, per un motivo o un altro, scontano la loro pena. La prigione è divisa in settori, noi entriamo in quello dove gli uomini scontano le più alte pene, o hanno l’ergastolo. Abbiamo sette amici, che Punto Cuore visita da ormai molti anni. Dopo i numerosi permessi protocollari, la perquisizione e dopo aver passato dei lunghi corridoi, eccoci in questa prigione-villaggio; chi ha una posizione, giova del frutto delle sue economie, pagandosi una stanza a due. Chi è meno fortunato, usufruisce dei pasti che dà la prigione, non cucinati con tanto amore, e dorme in una stanza strapiena di gente. Insomma, è un villaggio creato per rendere meno dura la vita dei prigionieri, ed infine per ridar loro la dignità.

Edgar è un uomo di 51 anni che ha passato a Montilupa Jail gli ultimi sedici anni. Egli ha saputo farsi una carriera. Ha imparato a dipingere sul legno con un filo di rame collegato alla corrente. È un vero artista, i suoi quadri a volte sono la copia di altri ma spesso si lascia andare e mette sui quadri cio’ che il suo essere gli ispira. Noi ogni mese scopriamo i suoi nuovi dipinti e sempre ci dà una spiegazione che ci lascia a bocca aperta. I suoi quadri sono esposti a volte altrove, da alcune associazioni e il ricavato serve a nutrire la sua famiglia. Grazie a dei permessi speciali, la sua famiglia dorme con lui il sabato notte. È infatti nella prigione che ha concepito i suoi sei figli. Condivido dei bei momenti con loro, grazie a questa libertà di poter circolare liberamente nella prigione; dei momenti intensi mi fanno prendere più coscienza che dietro al criminale, c’è un uomo che merita la mia stima, la mia amicizia, il mio amore. Molte volte Edgar mi rende partecipe dei suoi pensieri. Egli è preoccupato per i suoi figli che non l’hanno mai visto a casa; che non è mai andato con loro a scuola e che non è presente nelle loro vita. L’ultima volta mi ha detto che nel percorso della sua vita ha preso coscienza che la vera libertà è quella che si vive nel cuore. Egli passa delle giornate intere a dipingere, il suo sguardo, nonostante la sua malinconia, mi dà tanta pace la stessa che abita il suo cuore. Quando parla, io resto meravigliato dalla purezza dei suoi discorsi. Sapermi suo amico, sentire la sua solitudine e sopratutto poter essere per lui una Presenza mi fa’ comprendere che sì ogni vita è un tabernacolo vivente! La Comunità Punto Cuore Manila

ATE AMY Ate Amy e’ una donna di quarantuno anni che soffre di una malattia ’hemiplegique’. Ogni giorno la incontriamo alla messa e con lei facciamo la strada di ritorno. Tutti i venerdi’ mattina prega le lodi e prende la colazione al punto cuore, dopo di che senza dire niente ci spazza tutta la casa. Ha un amore folle per punto cuore e si ricorda di tutti i volontari che sono passati. Molto spesso, quando c’e’ qualcuno che la prende in giro, viene a casa nostra in lacrime o malinconica. Tutte le volte riparte con un grande sorriso. Molto spesso ancora bussa alla nostra porta, entra, depone un fiore davanti alla madonna e riparte. Raramente viene la sera tardi, e bussa violentemente alla nostra porta, ci chiama tutti per nome e ci chiede di riaccompagnarla a casa, dato che i suoi genitori hanno chiuso il portone. Il 17 agosto e’ morto suo padre ed e’ arrivata a casa sconvolta, quasi perdeva i sensi. Si e’ gettata nelle braccia di Marie e in silenzio chiedeva consolazione. Ci e’ voluto un buon tempo per calmarla, dopo di che’ con lei siamo andati a dare le condoglianze alla sua famiglia. Il corpo era gia’ stato installato nel sarcofago, candele, luci, fiori e tende rendevano l’atmosfera adatta. I funerali, qui a Navotas, possono durare piu’ di una settimana. Quello del papa’ di Ate Amy e’ durato undici giorni. Infatti mentre la famiglia veglia il corpo, i parenti ed amici giocano a carte, prendono la merenda e bevono alcool. Il tutto per cercare di racimolare la somma che serve per i funerali. Dopo la messa funebre celebrata fuori la casa del defunto,parte il corteo per il cimitero; tutti indossano una t-shirt bianca. Li’ prima dell’ultimo saluto partono i pianti, le grida, gli svenimenti che per tradizione, durante la presenza del defunto in casa, sono vietati. Ate amy e’ una donna dolce, lei mi trasmette l’essenziale che bisogna vivere in un’amicizia. Il suo cuore non chiede altro d’essere amato. Quando viene a casa, gioiamo della sua presenza. Ci sono dei momenti che non sembra tanto simpatica ma basta guardarla, farle un sorriso e tutto ritorna alla normalità.

Bene, carissimi amici, e’ sempre un piacere per me, poter condividere con voi la mia missione qui a Manila. Vi ringrazio per il vostro sostegno, spirituale ed economico. Devo pero’ ancora chiedere dei padrini perche’ non ne ho abbastanza ed e l’assicurazione medica e la permanenza qui a richiede benefattori. Se qualcuno di voi puo’ aiutarmi, l’invito ad andare sul sito di Punto Cuore o di rivolgersi ad Angela.

Se vuoi leggere tutta la lettera di Cesare, diventa suo padrino o madrina!