Cesare - Giugno 2009

Carissima famiglia,

Carissimi padrini,

Carissimi amici,

Ho da dirvi tante cose!!!

Innanzitutto mi scuso se è trascorso molto tempo dalla prima lettera; sono già entrato nel bellissimo della missione, i bambini hanno già imparato il mio nome: quasi tutti mi chiamano con il mio nome senegalese Abu-ba.

Le giornate passano in fretta e sono sempre piene di impegni, di avvenimenti che sempre di più’ mi fanno amare Punto Cuore, la mia missione e questo popolo senegalese che è già mio popolo.

Quando mi presento alle famiglie dico“man senegal la” (sono senegalese), grazie a Dio comincio a balbettare un po’ di wolof, mentre il francese riesco a comprenderlo bene, nel parlare erro ancora, specialmente con i verbi!

PERMANENZA : una o due volte alla settimana, sono di permanenza, cioè sono io la persona che resta in casa per accogliere le persone che vengono a visitarci, apro la porta ai bambini, cucino per la comunità. Dopo le lodi e l’adorazione mi reco al mercato non lontano da casa nostra, è dominato dalle donne, sono le uniche che vanno al mercato, le uniche che ci lavorano; il mercato di Arafat, è un labirinto costruito da muretti dove sopra si mettono le donne che vendono il pesce che, a loro volta, lo comprano alle cinque del mattino al mercato di Dakar; bisogna sapere che qui tutto non ha un prezzo fisso, bisogna contrattare su ogni cosa che si vuole comprare! (bisogna wakalè)

Dopo aver comprato tutto ciò’ di cui ho bisogno, nel ritornare a casa, comincio a pensare a quale vicina posso chiamare per essere aiutato; la provvidenza vuole che c’è sempre qualche donna che viene a renderci visita e che quindi si “offre” volontaria ad aiutarmi, va a finire sempre che lei cucina mentre io la guardo e prendo appunti.

Nel pomeriggio, dopo il Rosario in wolof con i bambini, apro la porta di casa e subito entrano Abu-Si, Mandjara, Mohammed, Umar, Rose, Omar buldao, Awa, Paul, Wua Wua, Adama ecc... tutti sono alti più o meno come un’arancia; nessuno di loro va a scuola, quindi non parlano francese e sono meravigliosi quando cercano di farsi comprendere e si divertono tantissimo nel sentirmi parlare wolof con l’accento napoletano!

Il pomeriggio passa veloce e nessuno di loro vuole andare via quando gli dico che devo preparare la cena, tutti vogliono sempre essere presenti, sono desiderosi di attenzioni, e quando penso che ho donato la mia parte ecco che mi accorgo che non è mai abbastanza.

durante la permanenza a volte cerco di prendere un tempo con qualche bambino invitandolo a stare un po’ con me con una scusa o un’altra, sempre ricevo il loro accordo, alcuni di loro hanno uno sguardo che mi commuove tanto è profondo e pieno di sofferenza!!!

NATALE : Per me, Monina e Ana-Paula è stato il primo natale in Senegal, per tutti noi una grande scoperta!!!

Per me è stato anche il primo natale lontano dalla famiglia, in un quartiere a maggioranza musulmana e ciò significa niente addobbi, nessun spirito natalizio e sinceramente, sotto una certa forma l’ho vissuto un po’ arido.

Grazie a Monina, che per questo ha veramente un dono, la casa era ben addobbata! Lei insieme ad alcuni giovani del quartiere ha preparato i bambini ad una recita natalizia in wolof che ha avuto luogo nella nostra casa la sera della vigilia davanti ad un’assemblea molto euforica; dopo la recita abbiamo cenato con alcuni nostri cari amici; Madam Ndja, una donna ultra settantenne che vive sola in una casa molto povera, tutto il giorno è da sola e prova per noi un affetto particolare; Paul, ex amico dei bambini qui in senegal, David, un giovane del quartiere; Terese e Madleine, due sorelle che conoscono Punto cuore dalla fondazione e tutti gli amici dei bambini. Noi abbiamo fatto una cena molto semplice ma è stato intenso l’incontro avuto con ogniuno di loro. Madam Ndja ci ha detto che se non sarebbe stato per noi avrebbe passato l’ennesimo Natale sola. [...]

Chi vuole leggere tutta la lettera di Cesare, può diventare suo padrino finanziando la sua missione e/o accompagnandolo con la preghiera.